“L’anello si infila su un anulare che non ha mai tremato tanto, lui fa finta di niente, lei trattiene la commozione… chi scrive decide di studiare il pavimento della chiesa per ricacciare da dove è venuta quella maledetta lacrima, ci pensano già i genitori degli sposi ad annaffiare i fiori. Cose che succedono quando sull’altare ci sono la tua compagna di banco del liceo e l’amico di sempre quello che… “c’è Chri?” “Bho, guarda dove c’è il Lele” e viceversa.
Avrei potuto, in effetti, suggellare l’unione con due lacrime ben spese, ma ci ha pensato don Franco – quello che ha allenato per anni due mani grandi come badili sui coppini dello sposo e di metà degli invitati – a riportare l’ordine nel tumulto dei cuori raccolti nella deliziosa pieve di campagna: “Che ve lo deve dire un prete!?”… il bacio, i sorrisi, il mio groppo alla gola si scioglie mentre si annoda veloce e stretto quello di Patrizia che, accanto a me sull’altare rischia di tracimare quando i protagonisti di giornata canticchiano occhi negli occhi “thank you for loving me”.
Scene da un matrimonio, “il più rock dell’anno…Bob Dylan sfida le canzoni di chiesa” commenta Cinzia, merito del menestrello Alessio aggiungiamo noi. Ricordi piccoli e grandi che raccontano una storia, o meglio raccontano l’inizio di un viaggio quello di Mari e Christian e se il buon viaggio dipende dalla compagnia, sarà semplicemente splendido.
Ricordi, dettagli, dicevamo, quelli che mancheranno forse a zia Nadia: “Una bellissima festa. Forse, io ho perso qualcosa, perchè la prima cosa che ho bevuto – solo per riprendermi dalla calura – è stato un potente “negroni” confuso con una innocua “sangria”. Ammazzate che sballo!”. La prima vittima dello sbarco al ricevimento… non sarà la sola. Per tutti gli “smemorati” questo Blog e il filmato amatoriale di Mari, sì quella fanciulla che in chiesa spuntava da ogni piastrella. Primo tra tutti il buon Romolo che casca, pure lui, nella trappola del negroni: “se l’ho scambiato per ginger ho esagerato?!” si chiede ormai da giorni.
Dici Romolo, dici… “’nchia Baggio… ‘iga!”. Eccolo il reparto guastatori della “Milano bene” che tra una striscione ed un assalto al tavolo degli sposi – “Non mangeranno nemmeno una portata!”, sentenzia il Della caricando le pistole a bolle di sapone mentre il dottor Rolando scongiura, “fateli almeno sedere…” – animano i festeggiamenti.
“Che guasconi quei baggesi!” commenterebbe un cronista alla Antonio Caprarica, che di ricevimenti regali se ne intende, ma intorno allo spillatore, vera e propria conquista di inizio serata grazie ad un colpo di mano del performantissimo Fulvio, i toni sono altri… “quanto cazzo urla Duò?” si chiedono trascinando le vocali gli astanti. Già perché ci sarà qualche bambino in più che corre nei prati e ferma il trionfale arrivo degli sposi a bordo di una fiammante 500 rossa – a Marta il gran premio della giuria per l’inconsapevole puntualità – ma non basta ad arginare l’esuberanza trecatese che si esalta nell’immancabile Karaoke orchestrato dal maestro Poso. Tra gli sposi non c’è partita, al microfono, “la sposa è la trionfatrice assoluta” sentenzia Virginia addetta all’applausometro mentre promette solennemente: “Pregno che canta “Mistero” ad un matrimonio è ormai un must quanto il lancio del riso, ma la prossima volta gli procuro il testo!”. Bravaaaa… Già perché al microfono bisogna presentarsi preparati, come il papà della sposa che dedica alla figlia “Avrai” scatenando “l’emozione – o meglio la crisi isterica – della Mary, perché sentire per la prima volta in 34 anni suo padre cantare non ha prezzo…” sospira Isa.
Rimettere insieme i tasselli non è facile, tant’è che molti frammenti restano sparsi qua e là. C’è chi narra di un Christian frastornato a fine cerimonia: “Sul sagrato della chiesa – sussurra Paolo – tira fuori gli occhiali da sole, chiede una sigaretta, le chiavi della macchina e elegantemente invita tutti al ricevimento con un eloquente… oh, andiamo!”, che classe! Altri vagheggiano di “brindisi alla goccia” imposti ai testimoni, o ricordano il vecchio parroco della Madonna del Latte dal disco incantato sulla frase “attenti al gradino… attenti al gradino… attenti al gradino…”.
A ciascuno il suo momento da custodire più o meno gelosamente. Di certo l’appuntamento era di quelli da non perdere, c’è persino chi ha dirottato macchine aziendali da Torino al Principato di Lucedio pur di non mancare, chiedere al dott. Fumagallo. Per chi, infine, se lo fosse perso o volesse rinverdire i ricordi sbiaditi basta seguire il consiglio di Daniele: “Chiedete a Cosimo…”. Non lo conoscete? Era quel ragazzo alto, che sorretto da Elena, abbracciava tutti, ma proprio tutti, anche gli alberi.

Chiudiamo qui prima di risultare stucchevoli.
Appuntamento all’addio al celibato “postumo” per altre mirabolanti avventure… e questa volta sarà Christan a parlare con gli alberi: sì, è una minaccia.

Un abbraccio forte agli sposi

Gli amici di sempre e il cronista naturalmente…”

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Come avrete capito non sono così bravo a scrivere. Spero solo che con le mie fotografie e questo bel racconto “del testimone giornalista”  possa far rivivere un 1° giugno pieno di emozioni.

PS
Il testimone amico e giornalista cerca di ricacciare indietro “quella maledetta lacrima” guardando il pavimento …
Il fotografo, quando il menestrello Alessio intona l’Allelujah (quell’Allelujah …) cantato e suonato così, deve far finta di fare qualche foto e “nascondersi” dietro la macchina fotografica, per mantenere un minimo di dignità e non far vedere a tutti, che in certe occasioni, fa una fatica tremenda a trattenre le lacrime …

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matrimonio celebrato alla Madonna del Latte di Gionzana (Novara)

location Principato di Lucedio | Trino (Vercelli)

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