l’amore è la mia fotografia

love is my photography

che detto in inglese fa più figo e fotografo di matrimonio, anche se onestamente il mio inglese non va tanto più in là di “the book is on the table” 😀

Mi sono accorto di non aver mai speso 2 parole sul perché di questo mio “motto” e sul perché di questo logo.

logo Ambrosetti fotografo

Non difficile da immaginare, magari banale, ma che per un fotografo semplice come me che fotografa matrimoni (e quindi l’amore)  un piccolo cuore vuole essere il messaggio da trasmettere, vicino alla doppia A, del mio nome ma anche del nome dei mie due figli Andrea e Alessia 🙂

Però,  perché l’amore è la mia fotografia?

Non solamente perché fotografo l’amore, ma perché le mie fotografie vorrei che riuscissero a trasmettere l’amore che vedo, quello che percepisco ad ogni matrimonio, quello che vorrei rimanesse impresso nei ricordi dei mie bellissimi sposi per sempre. Spero di non sottovalutare mai questo aspetto, che è quello che mi ha portato a fare questo bellissimo lavoro. Sono un fotografo, faccio un lavoro magari banale, agli occhi di tanti bellissimo e semplice  -chiunque riesce a fare belle fotografie con le moderne tecnologie- che però continuo a pensare abbia un ruolo importante e a volte fondamentale nella vita di tanti. I momenti e le emozioni  passano e io devo avere la capacità di fermarle e farle percepire ogni volta che qualcuno guarderà una mia fotografia. Tendo a scriverlo ovunque, magari anche annoiando, ma vorrei fare fotografie che servano per ricordare più che per stupire. Mi interessa poco l’effetto “WOW” che tanto va di moda ultimamente, mi interessa fare fotografie “semplici” (questo non vuol dire fotografie meno belle sia chiaro) che servano più per raccontare e far ricordare, piuttosto che stupire. Sono sempre convinto che una bella fotografia, e più ancora una bella fotografia di matrimonio, debba comunicare qualcosa. Qualsiasi fotografia che non comunica niente o che comunica poco, non sarà mai una bella fotografia. Può essere fatta benissimo ma è come un libro scritto benissimo ma con una storia e una trama inesistente, sarà magari piacevole da leggere ma alla fine di quel racconto non rimarrà niente, se non il piacere di averlo letto. Ho sempre pensato che la fotografia di matrimonio non devo solo essere “scritta” bene, ma deve lasciare quell’amore e quel ricordo che le apparterrà per molti e molti anni. Ho sempre pensato che la fotografia di matrimonio debba superare il tempo di chi viene fotografato, per arrivare ai loro figli, ai loro nipoti.

Come io ricordo la foto di mia nonna in abito bianco vicino a mio nonno, i nipoti di chi decide di farsi fotografare da me ricorderanno i loro nonni con una delle mie fotografie. Per questo che le mie fotografie devono essere “semplici” non solo di moda, devono durare nel tempo e raccontarlo, devono far rivivere l’amore di due persone e la gioia di chi gli era accanto in quei momenti.

Un compito non facile e importante.

Un piccolo aneddoto, sempre su mia nonna e la sua foto di matrimonio:
noi che siamo tartassati da immagini, tendiamo a non ricordarci più il valore di una fotografia. Mia nonna Maria e mio nonno Adolfo, dopo essersi sposati fecero il loro “viaggio di nozze” a Torino, con gli abiti del matrimonio in valigia, per andare da un fotografo (probabilmente uno dei pochi in Piemonte) e farsi fare una fotografia. Quando mia nonna me lo raccontava, me lo raccontava come una cosa bellissima, una cosa importante, una cosa fatta per far in modo che tutti sapessero che si erano sposati, e per far sì che tutti si ricordassero nel tempo di come erano belli e felici nei loro tanto desiderati abiti matrimoniali, se non proprio il giorno del matrimoni – cosa allora impossibile- almeno il giorno dopo il matrimonio.
L’importanza di una fotografia si è un po’ affievolita in questi tempi e di conseguenza anche l’amore che ci si deve mettere nelle fare le fotografie sembra essersi affievolito. Spero di rimanere sempre un fotografo con l’idea di mia nonna che fa grandi sacrifici per una fotografia di matrimonio, così che il ricordo di quella vecchia fotografia mi porti sempre a pensare che “l’amore è la mia fotografia” -love is my photography- resti sempre il motto di quello che faccio, di quello che voglio fare, fino a quando deciderò di fare il fotografo di matrimonio.

Spero di non aver annoiato, con queste poche parole, che volevano semplicemente parlare di un logo e un motto e mi hanno portato a parlare di ricordi lontani e del mio amore per la fotografia, soprattutto per la fotografia che parla d’amore, la fotografia di matrimonio.

Se quello che ho scritto è quello che cercate per il ricordo della giornata del vostro matrimonio e vi piacciono le mie fotografie di matrimonio che vedete nelle pagine di questo sito/blog mandatemi una mail a: info@alessandroambrosetti.it  o più semplicemente contattatemi tramite il modulo [contact] di questo sito, sarà un piacere capire insieme se sono il fotografo giusto per voi e per i vostri ricordi.

Io sono della provincia di Novara, ma come mia nonna ha fatto uno sforzo per una “semplice” fotografia, io mi sposto volentieri per raccontare l’amore, anche se il vostro matrimonio non sarà  vicinissimo a casa mia.

Se non vi siete stufati e siete arrivati in fondo a questo articolo vi ringrazio nuovamente. Ora sapete qualcosa in più su di me, e spero che vi piaccia 🙂

foto ritratto matrimonio

la mia nonna Maria e il mio nonno Adolfo nel loro ritratto di matrimonio

 

PS.
siccome non mi piace mettere foto sul mio blog che non siano scattate da me, senza citarne l’autore, sono andato a cercare, con i potenti mezzi che oggi abbiamo a disposizione (come google) l’autore della foto di matrimonio di mia nonna che il timbro sulla stessa indica come Studio Cav. A. Pasta -Torino
Ho trovato un paio di link che indicano studi fotografici che riportano quel nome.
Il primo è un allegato del sito del museo di torino che trovate qui e che riporta alcuni fotografi del tempo.
Il secondo è sempre un allegato, (lo trovate a questo link) ma questa volta del sito del comune di Torino che anche in questo caso elenca i vari fotografi dell’epoca a Torino e in Piemonte. Con non poco mio stupore ho perfino scoperto di avere un predecessore, di cui ignoravo assolutamente l’esistenza,  che con il mio stesso cognome esercitava questa splendida professione 🙂

Dalle pagine del comune di torino :

AMBROSETTI, Giuseppe
(Torino, 1841-1890)
Fotografo professionista, la sua attività inizia intorno al 1870, secondo le segnalazioni delle Guide Marzorati e Galvagno, ma è del 1869 l’album di foto del Regio Zoo ed esiste una carte de visite del 1860 ca. con scritta sul retro: Ambrosetti e Barra via Borgo Nuovo 34 – Torino. La prima sede risulta in via di Porta Palatina 15 ed in un secondo tempo anche in via della Palma 9, solo più tardi in via Gaudenzio Ferrari 2, e nel 1874 in via Po 43, mentre al suo vecchio indirizzo subentra Giuseppe Rota. Lo studio di via Po ha una veloce ascesa anche grazie all’intensa campagna pubblicitaria che ne descrive le specializzazioni e i riconoscimenti. Nel 1874 sulla Guida Statistica di Torino risulta fornitore di Casa Reale e in alcune pubblicità posteriori anche di Sua Maestà la regina di Württemberg. Sempre nel 1874 riceve una medaglia d’argento dalla Società Promotrice di Belle Arti di Torino e a Napoli una medaglia d’oro dal Circolo Promotore del Merito Artistico. Nei retri delle fotografie oltre a questi riconoscimenti è riportata anche la medaglia d’oro ottenuta a Parigi nel 1878. La sua attività si sviluppa anche in Francia e nel 1879 probabilmente, a Nizza Marittima, apre una sede a Villa Ambrosetti, in avenue Beaulieu, che risulta nelle guide solo nei primi anni Ottanta. Nel 1882 viene stipulata una società tra Ambrosetti, Mosso e Bertolino che dura solo un anno, con sede in via Po 43. La maggior parte della sua produzione risale agli anni Ottanta, soprattutto i ritratti e le foto di gruppo. Nel 1887 è rirattista ufficiale del Duca di Genova insieme a Bertelli e Schemboche. Dopo la sua morte, nel 1890 è la moglie a continuarne l’attività, dal 1892 con sede in via Assietta 37, nel 1897 in via XX Settembre 3 e poi in via Volta 4, sede rilevata nel 1898 da Bernardo Pasta.

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